Abbiamo di recente pubblicato sull'amico della settimana una foto che mi è parsa molto commovente. Volendone sapere di più, sono riuscita a recuperare la storia di questo splendido binomio.
Schoep, il nome di questo animale, si addormenta cos', sul cuore del suo padrone perché l'acqua, soprattutto se è calda, lenisce il dolore delle sue vecchie ossa che tanto hanno dato e che contano ben 19 anni.
Una storia veramente toccante che corona un lunghissimo rapporto fra veri amici. John Unger ha accolto il cucciolo quando aveva 8 mesi. Sono trascorsi
19 anni in cui hanno condiviso la quotidianità, le gioie e i dolori, le passeggiate, la villeggiatura, le tranquille serate in casa, insomma tutto ciò che può succedere nel corso della vita. La dedizione di Schoep è stata totale ed il premio è il conforto di avere vicino il suo amico bipede nel momento del bisogno. John lo coccola e lo aiuta ad addormentarsi con lunghi bagni in piscina riscaldata.
EOLIA’ DE LA CHAUME DU BOIS DIEU
Fino al fatidico 12 Luglio 1998 in casa avevo tre briard: due femmine, Eolià
e Griset, ed un maschio, Emile. Nella mia casa di campagna, dove vivono anche
una maremmana abruzzese (Elade) ed una meticcia di taglia piccola (Zanzara),
i mie tre briard scorazzavano felici con le amiche per i prati ogni volta
che li portavo, il che succedeva molto spesso. Eolià, la più curiosa di tutti,
un giorno si imbatte in un rospo e tenta di inghiottirlo. Il veleno sprigionato
dal poveretto le provoca una grave intossicazione.
Dopo alcuni giorni di terapia, che peraltro non sortiva l’effetto desiderato,
il mattino del 12 luglio 1998, durante la consueta passeggiata mattutina,
Eolià dopo avermi guardato si addentra nel bosco abitualmente frequentato
da tutti e cinque i cani. Si addentra da sola, gli altri quattro si fermano
sul sentiero e la guardano. Io, a pochi passi di distanza, osservo. Dopo qualche
minuto, la chiamo e mi avvio verso il punto dal quale è entrata. Non l’ho
più vista. Gli altri cani, solitamente giocosi e pronti a seguirmi, nonostante
i mie ripetuti richiami si rifiutano di accompagnarmi alla ricerca di Eolià,
si accucciano sul sentiero ed appoggiano la testa sulle zampe. Mi guardano
e non si muovono.
L’ho cercata, coinvolgendo tutta la famiglia, gli amici, i canili della zona;
ho affisso fotografie all’ingresso di supermercati, alla stazione ferroviaria;
ho fatto decine di telefonate ma di Eolià, nessuna traccia. E’ passato molto
tempo da allora, ma ogni volta che vado in campagna il mio sguardo corre nel
bosco dove è scomparsa, quasi con la speranza di vederla ricomparire. Così
non è. Mi piace pensare che, nel suo immenso amore, non abbia voluto farmi
soffrire andando a morire in un punto dove non potessi né vederla né trovarla.